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I racconti dei protagonisti di
People come first


Il pugile dall’animo gentile.

Nato con i guantoni alla mano, cresciuto a pane e ring. Braccia forti e tanta disciplina, occhi buoni e animo gentile. Le caratteristiche dell’ottimo pugile ci sono tutte, ma Jean Carlos Sanchez Mata, che per tutti è Bomba, è prima di tutto un combattente a 360°.
Lui, nella periferia di Napoli, si è sempre sentito a casa, nonostante siano oltre 8mila i km di rotta
aerea che separano la Repubblica Dominicana da Quarto. Questo perchè il suo posto nel mondo l’ha trovato in un quadrato, in un tappeto imbottito e delimitato da quattro pali, dove riesce ad esprimere tutto se stesso. Una vita scandita a suon di diretti, ganci e montanti, il cuore di Bomba batte al ritmo dei suoi salti alla corda. Il pugilato non è un passatempo, ma parte della sua essenza.

Ciò che lo forma e lo rappresenta.
Un duro dall’animo gentile che trova nella semplicità la sua caratteristica più pungente. Bomba è disarmante, è tutto l’opposto di quello che il becero immaginario comune cercherebbe di trovare nella figura di uno straniero. Un bravo ragazzo, determinato e disponibile con tutti, che si impegna per raggiungere i suoi obiettivi e che tiene e ama la sua famiglia. Della sua dedizione allo sport ha fatto il suo pane quotidiano. Ha capito che la disciplina era il mezzo per arrivare all’obiettivo. Picchia forte sul ring, prega tanto fuori dal “quadrato”, ama a dismisura nella vita di tutti i giorni. La crisalide di un campione che ha trovato nella realtà di Milleculure il luogo in cui completare la sua metamorfosi. A plasmare il suo bozzolo i maestri Patrizio Oliva, Bruno Valente, Fabrizio Di Meo. Compagni di viaggio e di botte gentili, ma anche un po’ genitori e fratelli.
Custodi di resilienza.
Bomba è un ragazzo comune. Uno di quelli che racconta via social le sue giornate, le sue vittorie, le sue sconfitte e mostra i suoi tanti allenamenti abbattendo il muro del virtuale e chiedendo a chi lo segue di fare lo stesso. Di combattere per un risultato. In un mondo in cui è possibile affezionarsi ad ogni tipo di personaggio contemporaneo, lui guarda al passato per cercare un modello da seguire.
Nel suo mondo ideale, vorrebbe battersi con Muhammad Ali. “So di non essere allo stesso livello ma so che un giorno ci arriverò”, dice sorridendo, ed io gli credo davvero.
La boxe è il suo mezzo di riscatto. Una forma di rivalsa. Uno sport per cui serve avere una forte motivazione per sopportare tutte le rinunce e i sacrifici necessari. La boxe gli chiede tanto, ma gli dona anche grandi lezioni di vita. Da solo sul ring, contro il suo avversario, sa di dover fare affidamento su tutto se stesso, ricordare gli insegnamenti dei compagni e stare concentrato.
Il più grande pugile di tutti i tempi iniziò a tirare di boxe per un caso fortuito, entrando in una palestra di Louisville mentre era alla ricerca dell
a sua bicicletta perduta. E’ stato il destino a far inciampare Muhammad Ali sul ring. Bomba ha scelto, invece, di salirci.
Prima di ogni match guarda in alto e prega di avere la forza di poter dare il massimo. La vittoria è
una solo una conseguenza, l’eventuale sconfitta un danno collaterale da cui poter e dover imparare. Perchè anche Muhammad Alì lo diceva:
“Dentro un ring o fuori, non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra”.